Battaglia sul fiume ghiacciato. Romani contro Iagizi (172 d.C.)

Le guerre marcomanniche furono una serie di durissimi conflitti che videro contrapposti per quasi vent’anni (dal 167 al 189) i Romani a popolazioni germano-sarmatiche.
Il teatro principale di queste guerre fu il limes danubiano, ed è proprio sul Danubio ghiacciato che si svolse uno degli scontri più particolari del conflitto, nell’inverno tra 172 e 173.

Così lo descrive Cassio Dione:
“Gli Iazigi furono sconfitti dai Romani […] sul fiume. Con questo non intendo dire che abbia avuto luogo una qualche battaglia navale, ma che i Romani li inseguirono mentre fuggivano sull’Ister [Danubio] ghiacciato e combatterono lì come sulla terraferma.

Gli Iazigi, accorgendosi di essere inseguiti, attesero l’attacco dei loro nemici, aspettandosi di sconfiggerli facilmente, visto che questi non erano abituati a combattere sul ghiaccio. Di conseguenza, alcuni barbari si lanciarono direttamente su di loro, mentre altri cavalcarono ai lati per attaccarli ai fianchi, visto che i loro cavalli erano stati addestrati a correre in sicurezza anche su una superficie di questo tipo.

Osservandoli, i Romani non si allarmarono, ma si chiusero in una formazione compatta, affrontando contemporaneamente tutti i loro avversari, e la maggior parte di loro posò a terra gli scudi e vi mise sopra un piede, così da non scivolare troppo; e in questo modo ricevettero la carica del nemico.

Alcuni afferrarono le briglie, altri gli scudi e le aste delle lance dei loro assalitori, e tiravano gli uomini a loro; e così, venendo a uno scontro così ravvicinato, abbattevano sia uomini che cavalli, visto che i barbari per via del loro impeto non potevano più evitare di scivolare.

Anche i Romani, bisogna dirlo, scivolarono; ma nel caso uno di loro cadesse sulla schiena, faceva cadere il suo avversario su di lui e con i piedi lo ricacciava indietro, come in un incontro di lotta, per poi essere sopra di lui; e se uno cadeva di schiena, prendeva il suo avversario, che era caduto per primo, con i denti.

Poiché per i barbari, non usi a uno scontro di tal fatta, e avendo un equipaggiamento più leggero, era impossibile resistere, tanto che di una grande forza ne scamparono solo in pochi.”
[Cassio Dione, Storia Romana, 72, 7]

Dettaglio della decorazione del sarcofago di Portonaccio, fine II sec. d.C.

Fonti

Cassio Dione, Storia romana


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