Recensione: “Romolo il fondatore”, di Augusto Fraschetti

Titolo: “Romolo il fondatore”
Autore: Augusto Fraschetti
Anno prima pubblicazione: 2002
Editore: Laterza

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Per spiegare esattamente di cosa tratta “Romolo il fondatore”, userò direttamente le prime parole del prof. Fraschetti, prese dall’introduzione del libro: “Questo non è un libro di storia antica, ma aspirerebbe piuttosto a essere un libro di antropologia storica del mondo antico”.

Il libro infatti, pur facendo alcune necessarie digressioni di carattere archeologico, relativamente alle indagini che hanno riguardato i “luoghi di Romolo” e della fondazione dell’Urbe, e storico, non si vuole infatti occupare dell’eventuale storicità del primo re di Roma, ma piuttosto ne raccoglie e ne analizza tutte le principali tradizioni tramandateci dagli autori antichi.

“[…] a chi scrive, non interessa molto se sia realmente esistito un personaggio di nome Romolo che all’evenienza avrebbe fondato una città di nome Roma alla metà dell’VIII secolo a.C. Il problema è diverso e più complesso. Esso consiste essenzialmente nella rappresentazione che i Romani di epoca storica hanno fornito della figura del loro fondatore: della sua nascita miracolosa insieme a un gemello, della stessa fondazione della città, del suo regno congiunto con il sabino Tito Tazio, della sua opera di governo e delle sue guerre fino alla sua vera e propria scomparsa o perché asceso al cielo nel novero degli dèi o perché macabramente fatto a pezzi dai senatori in quanto da buon re sia era trasformato in ‘tiranno’. “

Così il libro del prof. Fraschetti, per quanto breve (meno di 200 pagine), illustra in modo assolutamente completo (e talvolta non semplice, specie per chi non è già un minimo avvezzo alle fonti antiche) le diverse tradizioni concernenti i vari stadi della vita di Romolo.

Per chi si approccia per la prima volta al personaggio, se non sarà sorprendente la famosa “razionalizzazione” della Lupa con una “lupa“-prostituta già in antico, probabilmente stupirà scoprire che esistono almeno tre tradizioni relative alla morte di Remo (e in almeno una, non è Romolo a macchiarsi le mani del sangue del fratello, e ne vorrebbe piangere la morte), o che per un breve periodo Romolo condivise il regno con il re sabino Tito Tazio, o ancora che sulla morte del leggendario primo re esistono due versioni antitetiche e inconciliabili (l’ascesa in cielo tra gli dèi da una parte, e il suo brutale omicidio e squartamento da parte dei patrizi, una volta divenuto da buon re a “tiranno”, dall’altra).

Insieme al capitolo sulla fondazione, il capitolo sulla morte del primo re è uno dei più lunghi del libro, e forse anche uno dei più complessi (complessità derivante dalla difficoltà nel discernere l’argomento). All’interno del capitolo, particolarmente affascinante è l’analisi delle non poche somiglianze, almeno agli occhi degli antichi, tra il Romolo “tiranno” e il Giulio Cesare dittatore: la sacralità e inviolabilità del corpo per decreto del Senato, e il privilegio di poter essere sepolto all’interno del Pomerio; il vestirsi con tunica di porpora e toga bordata di porpora il primo, la concessione di potersi abbigliare sempre con la veste trionfale e “l’abito che un tempo portavano i re” il secondo; il concedere udienza su un trono e su un seggio dorato; l’assegnazione di una guardia del corpo; la deposizione delle spolia opima nel tempio di Giove Feretrio (e questo anche se Cesare non aveva mai ucciso con le proprie mani un condottiero nemico). Una parallelismo che spiega molto bene le modalità di assassinio di Giulio Cesare, che immancabilmente richiamano a quelle del primo. Non è infatti un caso che Appiano, e la tradizione in lui confluita, indichino proprio nell’omicidio di Romolo da parte degli antichi patrizi una delle principali fonti di ispirazione per l’atto dei cesaricidi.

Molto interessante, infine, è il capitolo “Epilogo: uno sguardo dal Bosforo”, una vera e propria appendice con la quale il prof. Fraschetti analizza l’evolversi della tradizione romulea in età tardoantica, da Costantino in poi, alla luce della nuova religione cristiana. Una visione che tendette sicuramente a ridimensionare, quando non a porre in luce più negativa, l’immagine del fondatore di Roma, forse esasperandone quegli aspetti “oscuri” che comunque già emergevano nella tradizione antica.

“La morale cristiana di Costantinopoli faceva dunque prevalere una propria visione ‘etica’ sugli aspetti ‘eroici’ della vita del fondatore prevalentemente egemoni, con poche eccezioni, nella storiografia classica. Sulle rive del Bosforo sembrano essersi addensati nel loro complesso su Romolo quelle ombre, quegli aspetti oscuri che la tradizione dell’antica Roma attribuiva solo all’ultima fase della sua vita, quando da buon re si era trasformato in ‘tiranno’. Nella sua città naturalmente il pio Costantino, fondatore della ‘nuova Roma’, sarà rappresentato coerentemente come di gran lunga sovrano ‘migliore’ rispetto al fondatore leggendario di quella antica sulle rive del Tevere.”

Il libro di Fraschetti è un’opera assolutamente da leggere, per conoscere appieno e in modo approfondito le varie facce e azioni che gli antichi attribuivano a Romolo e per avvicinarsi maggiormente a una figura affascinante, e a tratti contraddittoria, quale non può non essere il leggendario fondatore di Roma.

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5 thoughts on “Recensione: “Romolo il fondatore”, di Augusto Fraschetti

  1. Bell’articolo! Nei numerosi miti su Romolo immagino sia difficilissimo discernere tra le aggiunte posteriori (legate alle vicende di Cesare e ad altre) e i contributi ancora più antichi; parlo dei punti di contatti tra l’infanzia dei due fratelli e quella di Ciro di Persia raccontata da Erodoto nelle Storie.
    Queste recensioni così mi piacciono davvero! Un altro libro da recuperare!

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    1. In realtà, di aggiunte di troppo posteriori non se ne colgono troppe, anzi: dal libro emerge molto chiaramente, sempre per parlare di Romolo e Cesare, che la tradizione dell’assassinio del primo re era decisamente più diffusa e accreditata di quella dell’ascensione tra gli dèi, e solo successivamente ancora (con o dopo Augusto se ricordo bene) Romolo sarà “deificato” nel dio Quirino, in realtà preesistente a Romolo (processo che vede altri personaggi arcaicissimi, es. Enea sarà deificato in una delle “versioni” di Giove). Come dire, la tradizione delle vicende romulee non fu molto influenzata dalle vicende cesariane, ma anzi l’opposto: tanto che anche il famoso episodio della corona rifiutata da Cesare avviene proprio durante la celebrazione dei lupercalia, e Antonio è uno dei luperci celebranti. Spesso sono quelle coincidenze che non possono lasciare indifferenti!

      Nel libro sono anche analizzate le somiglianze con i miti delle origini di personaggi come Ciro, ma anche e soprattutto le tante differenze e peculiarità della vicenda di Romolo e Remo, che pur attingendo da un topos comune a molte culture, la rielabora in un contesto più chiaramente italico e con tratti assolutamente inediti (es. il fatto che vi siano due gemelli, per dirne solo una).

      Sono contento che queste recensioni siano gradite, è uno stimolo a continuare a farle…e sicuramente non ne mancheranno prossimamente (anche soprattutto di libri meno introvabili dei primi due che ho recensito!).

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